Patrimonio dell’umanità dell’ UNESCO (con Palermo): 

Cefalù e Monreale - Christus Pantokrator

 

Christus Pantokrator Cefalù

Il duomo di Cefalù 

Secondo la leggenda, il Duomo di Cefalù sarebbe sorto in seguito a un voto da Ruggero II, scampato ad una tempesta e approdato sulle spiagge della cittadina. La vera motivazione sembra piuttosto di natura politico-militare, dato il suo carattere di fortezza.

Nella calotta del grande abside centrale sovraneggia, quasi a dominare il tempio, la figura maestosa del “Christus Pantokrator” che benedice con la mano destra mentre e con la sinistra regge il Vangelo aperto.
 

Meraviglioso, oltre la bellezza del lavoro, è l’effetto morale che produce dal fondo del tempio questa figura maestosa, che vi guarda da ogni punto voi la osserviate, rappresentante quasi l’onnipotenza divina.

 

Monreale Christus Pantokrator

Monreale -
La cattedrale di

Santa Maria Nuova

Nella zona di Monreale, tra il 1163 ed il 1165, arrivarono i Normanni. La fondazione della cattedrale della città è dovuta proprio al sovrano normanno Guglielmo II, detto “il Buono”. Costruita a partire dal 1174, la Cattedrale è famosa per i ricchi mosaici bizantini che ne decorano l'interno.

 

L’abito rosso di Cristo rappresenta la divinità, mentre il manto blu fa riferimento all’umanità. Inoltre, intorno alla figura si può notare un totale trionfo di un intenso colore oro, che rappresenta la luce divina. La mano sinistra di Cristo benedice con la classica posa dell’arte bizantina, mentre la destra tiene un libro aperto che svela il Mistero. In questi monumenti, la cultura romanica di Cluny e della Normandia, l'arte araba e bizantina si uniscono per formare un insieme incantevole, pieno di forza ed energia.

 

Mandylion  -  Non dipinto da mano umana

 

 

Mandylion - icona russaMandylion, Jaroslawl (1210)

Maestosamente il Redentore ci guarda dall'alto, frontale con calma e sguardo fermo. Capelli e la barba sono accurata-mente coltivati, i capelli avvolgono un viso regolarmente disegnato e dipinto. I capelli scendono a sinistra e a destra divisi bene fin sotto la faccia. Il naso, la bocca, il mento e una ciocca sulla parte superiore della fronte (“cicatrice” perché ha sofferto, dicono i credenti) formano il centro verticale dell'immagine. Il nimbo d'oro luccicante circonda il capo ed è sempre nel centro dell'icona.

Occhi grandi dipinti senza ciglia e sopracciglia, nessun punto di luce negli occhi, perché la luce scorre dall'icona infuori. Non ci sono delle ombre causate dall'esterno, perché ogni icona è dipinta partendo dall’oscurità verso la luce. Davanti all'icona c'è sempre una lampada accesa, ed è ad una distanza vicina che entrambi gli occhi catturano l'intero quadro. Così, mi riempie di un profondo silenzio, raccolto e aperto alla volontà di Dio.


Iconograficamente il Mandylion si è sviluppato come una forma speciale dall’icona principale "Cristo Pantocratore" (Onnipotente). Questa immagine venne dipinta per le famiglie spesso in una forma più piccola, come immagine di mezzobusto. Spesso due angeli che tengono la parte superiore di una annodata stoffa, arredata con gusto  in particolare sulla parte inferiore. Nella sua piccola forma era ed è tuttora una immagine devozionale famosa per la preghiera e la meditazione.

  

Leggenda del "Non dipinto da mani umane"

Secondo la leggenda, che presenta peraltro diverse varianti, il re Abgar, malato di lebbra, aveva inviato un pittore in Palestina affinché questi eseguisse un ritratto di Cristo, la cui fama di guaritore aveva raggiunto la sua città, Edessa, nel nord della Mesopotamia. Poiché Anania non riusciva a realizzare il dipinto, Cristo si bagnò il volto e poi se lo strofinò su un panno, sul quale si impresse miracolosamente la sua immagine. Questo, portato ad Edessa, guarì il re malato, e divenne un’icona celeberrima. Le fonti, in realtà, attestano l’esistenza di quella reliquia solo a partire dal VI secolo, e nella prima versione della leggenda di Abgar, che si deve ad Eusebio di Cesarea (inizi del IV secolo), si parla solo di lettere scambiate tra il re e il Salvatore, ma non di un panno con l’immagine acheropita del Volto di Cristo. 

 


Prospettiva rovesciata, le misure del viso
 

prospettiva rovesciata - icone

Il fascino delle icone proviene anche da techniche antiche, che forse ai nostri tempi non sono più conosciuti, ma ci danno un'impressione di misticismo e grandezza. Per esempio la cosiddetta prospettiva invertita o rovescata: il punto di fuga vien pensato davanti del dipinto nel nostro occhio, dunque nella mente di chi ammira l'icona. Questo si nota bene nei mobili e nelle strutture architettoniche, ma anche nelle montagne, che si chinano verso di noi. Dunque tutto che vedo sul quadro con  questa prospettiva, succede in me stesso. Vicinanza, partecipazione, meditazione, l'icona si apre dall'intimo a chi la medita.

Poi il pittore incomincia dai colori più scuri e lavora verso la luce. Egli da luce alle sue figure. Dunque assolutamente diverso della nostra pittura, che di solito mette l'ombra sulla luce. Nell'icona non c'è ombra, le figure stesse emanano una luce celeste. Per questo le icone non hanno una terza dimensione di profondità o corporeità delle figure. Specialmente le icone antiche sono piatte, solo con altezza e larghezza, con un effetto astratto, che è di là del nostro mondo, dunque meditativo.

 

 

Icone - misure del viso

 

Poi per esempio le proporzioni di un volto, che dal sottofondo d'oro luccicante si manifesta a noi. In antichi tempi il pittore fece tre volte un circolo. Punto centrale tra i due occhi, poi come misura fisso e radio del circolo piccolo (modulo) la lunghezza del naso. Poi aggiunse un altro modulo fisso di naso per il circolo medio e un terzo, che formava l'aureola. Questa spesso sporgeva oltre il bordo della tavola quadratica: il campo della nostra vita viene aperto verso il rotondo perfetto, simbolo dell'eternità. Anche chi non sa niente di queste forme, ammira la maestà e la quiete sicura del volto di un Cristo, una Madonna o un santo. 
 

Santa Maria in Trastevere-Roma

Santa Maria in Trastevere ROMACostruita tra le prime basiliche di Roma, consacrata intorno al 340 d.C.

Tra i mosaici nell’arco absidale ammiriamo specialmente la storia della Vergine Maria di Pietro Cavallini del XII secolo. In quei tempi in tutta Europa venne scelto il patrocinio di Maria Assunta in cielo e incoronata Regina degli angeli e dei Santi dal suo figlio Gesù, a sua volta rappresentato come Christus Pantokrator, cioè Re del cielo e della terra.

Notiamo subito la vicinanza alle icone antiche, ma anche lo spirito nuovo della chiesa occidentale Romana. Nel disegno di questo mosaico notiamo già l'interesse per le personalità delle figure, per l'umano nell'attegiamento individuale e l'espressione di sentimenti nel viso. Intorno al 1300 verrà innanzitutto Giotto di Bondone per preparare le vie al  rinascimento vicino